Terre di Sovernaja – Il ritmo del cuore

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Con la Vendemmia 2022 da Federico abbiamo finalmente ripreso un discorso iniziato qualche tempo fa su cosa c’è dietro a un grande vino. Vi svelo alcuni dei suoi segreti!

Federico Montagnani, con la sua Terre di Sovernaja, è una delle mie scoperte migliori. Al mio primo incontro ravvicinato del terzo tipo con la Vernaccia di San Gimignano, all’anteprima di qualche anno fa, l’ho messo subito sul mio podio personale, e poi ho scoperto che era la sua prima produzione in assoluto!  Una Vernaccia con il mare dentro, che profuma di ostriche, intensa, freschissima, sapida e minerale. Autentica! Promisi di andare a trovarlo in cantina con un carico di ostriche, poi il covid ha ucciso ogni buon proposito, e addio Toscana per un po’!

Il caso vuole che la mia prima visita da lui sia stata proprio in epoca di vendemmia, e allora dai che ti vengo a dare una mano! In realtà sono io quella che ci ha guadagnato perché finalmente, dopo tanti anni, mi sono trovata nel posto più bello del mondo e con quella gioia dentro di risuonare con qualcosa di molto più grande e molto più bello di me.

La vigna è il mio posto felice! Dove tutto torna, l’orizzonte si rasserena, il mio cuore canta, la mia anima gioisce. Un giorno solo purtroppo, ma posso dire con orgoglio che la Riserva Assola 2020, il Cru dell’azienda da un vigneto di sessant’anni, un pochino l’ho fatta anche io! Dovrete aspettare ancora un po’ per assaggiarla poiché sarà presentata alla prossima Anteprima; quindi, qui mi devo cucire la bocca!

Quest’anno è stata tutt’altra storia! Per questa vendemmia 2022 sono stata lì a dare una mano per ben quattro giorni! Immaginate la mia gioia! Questa volta è toccato a Viti Sparse, un vino che si chiama così proprio perché le uve provengono da vigneti con collocazione, suoli e orientamenti molto diversi tra loro. Un caleidoscopio di particelle che danno vita a una Vernaccia rigorosamente autentica e molto riconoscibile.

La vendemmia ha il suo ritmo, e anche se il mio è un po’ più lento degli altri, devo dire che con il passare dei giorni ho decisamente perfezionato la mia tecnica! Se pensate che si tratti semplicemente di raccogliere grappoli appesi, allora resettate e continuate a leggere con attenzione! Magari fosse così semplice!

Ci sono alcuni grappoli che fanno letteralmente impazzire! Infiorescenze che si attorcigliano tra loro generando grappoli che si uniscono per la vita in vigna e per l’eternità in bottiglia. Non si capisce dove iniziano e dove finiscono, e per la maggior parte sono a testa in giù! Ma alla fine li ho capiti e sono riuscita a dargli un taglio netto senza rompere gli acini alla ricerca disperata del picciolo! Nei casi più complicati confesso di aver lasciato questi grappoli a chi era a monte sullo stesso filare!

Anche i filari non sono tutti uguali, e qui la tecnica è importante specialmente se non siete esperti di skandasana, una posizione yoga che aiuta a restare in equilibrio accovacciati per lungo tempo. E quindi se i grappoli sono bassi, sfruttate la pendenza e mettetevi a valle così eviterete di stare accovacciati o piegati per tanto tempo! Nella peggiore delle ipotesi sedetevi sotto le viti, io ho fatto anche quello!

La pulizia dei grappoli in vigna poi è stata meticolosa per eliminare i chicchi seccati da questa torrida estate, e per quanto sia una operazione che può sembrare noiosa, in realtà offre la possibilità di riposare un attimo senza sfigurare troppo con i vostri compagni di squadra che, da vendemmiatori esperti, sono molto più rapidi di voi! Comunque, alla fine della giornata i miei bravi 5 Km su e giù per i filari me li sono fatti!

È stata esorcizzata così l’annata 2022, che ha destato così tante preoccupazioni ai nostri vigneron e non solo. È presto per esprimere giudizi, ma l’uva si è raccolta, alleluia! Ed era sana, succulenta e molto buona! Ho fatto fuori qualche bottiglia direttamente in vigna!

Al di là del mio gusto personale, c’è da dire che i miei campioni me li so scegliere bene!

Un sogno diventa realtà quando lo puoi condividere

Questo è il suo motto! Federico è un Caterpillar nella determinazione, e tremendamente meticoloso nell’esecuzione. Istruzioni precise: solo questi filari, queste uve vanno di qui e queste altre vanno di là! Alla fine, tre masse di mosto fiore, vi assicuro diverse già dopo nemmeno un giorno. Contribuiranno tutte a Viti Sparse, ma in una maniera che per ora è solo nell’intuito di Fede e che si realizzerà secondo una idea precisa. Perché il vino non nasce in vigna ma in cantina.

In vigna si fa l’uva. È davanti a un piatto di penne al pomodoro e basilico dall’orto della Signora Silvana – che dico sempre che ne voglio poca ma poi finisco per prenderne quattro piatti per quanto è buona – che con Andrea Pizzolato, il suo e giovane e talentuoso enologo, abbiamo dibattuto sull’argomento.  Andrea mi spiega che è il progetto di un vino che nasce in vigna.

Si lavora in vigna per ottenere le uve migliori per il vino che si intende fare, perché il vino è un po’ come l’opera di uno scultore nel senso che non puoi sbagliare un solo colpo di scalpello se vuoi tirar fuori ciò che vedi rinchiuso nel blocco di marmo, in questo caso nelle uve che porti in cantina. E lì dunque si fa il vino. Attenzione però che non è che vada sempre tutto liscio; un travaso sbagliato e l’opera compiuta sarà diversa, magari anche migliore rispetto alla visione originaria, chi può dirlo a priori? Ecco, per quelli che demonizzano il lavoro dell’enologo, si tratta di presidiare e seguire il processo senza perderne il controllo; è solo così che si riesce a intervenire il minimo indispensabile!  E tra l’altro

“Tutto ciò che conta è ciò che non si misura” cit. Andrea Pizzolato

Ho imparato tante cose nuove durante questa vendemmia 2022 e nella prossima puntata Federico mi insegnerà tutto sulla potatura, il mio apprendistato da lui è appena cominciato! Questa puntata invece finisce con una visita molto interessante da Giorgio Comotti al Palagione, ma questa è un’altra storia.

Concludo con una frase appuntata un po’ di tempo fa, tratta da qualche post di ispirazione di quelli che girano sui social; mi è tornata in mente perché in questo caso mi sembra davvero appropriata:

L’anima talvolta fa in modo di ricongiungerci a quelle a noi più affini, donandoci così emozioni di inspiegabile bellezza, oppure ci conduce verso mete sconosciute alle quali, quando vi approdiamo, sentiamo di appartenere più dello stesso luogo nel quale siamo nati.

E se è vero che dopo il sesto grado siamo tutti parenti, sono sicura che i gradi di separazione tra me e Federico e la sua meravigliosa famiglia siano molti di meno! Grazie di cuore Federico per avermi fatta partecipare al tuo sogno!

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