🇮🇹 Fulvio Bressan – il Vigneron irriverente dal cuore d’oro

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Fulvio Bressan è una storia molto particolare, ricca di sorprese e di colpi di scena. Fulvio è una delle persone più controverse che mi sia capitato di incontrare. In alcuni momenti lo avrei strozzato volentieri, ma poi è riuscito ad entrarmi nel cuore come pochi altri, e forse io un pochino nel suo. Ma andiamo per gradi e cominciamo da Jelena, sua moglie.

È lei che ci accoglie e ci porta in vigna, ci mette a nostro agio e comincia a spiegarci terroir, tecniche, scelte, sistemi di allevamento, il lavoro che viene fatto in vigna e tutto il resto. È gentile, preparatissima, ma soprattutto davvero tanto bella! Sebbene non possa provarlo, nulla mi toglie dalla testa che Fulvio fosse non lontano ad osservare queste due forestiere, presentate sì da un suo caro amico, ma pur sempre due forestiere. Chi saranno costoro? Due donne annoiate che inseguono la moda del momento delle visite in cantina? Perché far finta di sapere di vino fa figo, magari aiuta anche a rimorchiare! Oppure vediamo, due neodiplomate Sommelier che pensano di aver capito tutto e invece ne sanno meno di prima? Aspetta forse ho capito, una delle due porta le Converse con la gonna, fa molto radical chic! Diamine se sono due maledette radical chic le prendo a fucilate e le faccio tornare da dove sono venute più veloci della luce.

Si dice che la curiosità sia donna, ma io non ci ho mai creduto troppo, o forse sarà stata la prospettiva di veder scorrere il sangue, ovviamente in maniera figurativa tranquilli! Ed è così che si decide a raggiungerci in vigna. Il primo impatto è durissimo! Una potente mitragliata di argomenti molto controversi, che hanno a che fare con tutto tranne che con il vino, e che si conclude con “… e se avete voluto la parità dei sessi non rompete quando avete le mestruazioni”.

Io lo guardo candida, sorridente e imperturbabile, la mia compagna di avventure accenna una replica ma poi anche lei ci ripensa e mette su il suo più bel sorriso, e il suo sorriso è molto più bello del mio. Ok, abbiamo appena ricevuto il battesimo del fuoco, ma non siamo venute qui per parlare delle nostre mestruazioni, né siamo qui per fare quattro chiacchiere educate, degustare con il giusto distacco i suoi vini, decidere di comprarne uno, magari il meno costo, e poi proseguire ognuno per la sua strada. No caro Fulvio, noi siamo venute per conoscerti, per sapere, per capire, per prenderci un pezzetto di te e magari lasciarti qualcosa di noi. Uno a zero per te, ora portaci in cantina.

La Cantina di Fulvio Bressan è molto più che una semplice cantina. È come la bottega di un artista, mi viene in mente Pablo Picasso che guardava il mondo da mille prospettive diverse e poi riusciva a riportarle tutte insieme in ognuno dei sui quadri. Pablo Picasso aveva un talento indiscutibile e avrebbe potuto ottenere un successo planetario anche solo rendendo la prospettiva più scontata, quella comprensibile a tutti. Invece ci ha lasciato una lezione importante e preziosa: che saper guardare il mondo da diversi punti di vista ci arricchisce, ci eleva e ci consente di andare oltre! No limits! Geniale!

Ma torniamo a noi! Quadri preziosissimi alle pareti, sculture e altri singolari manufatti, a tratti bizzarri, fanno da interpunzione a capolavori ben più grandi, mettendo in rilievo gli elementi costitutivi di questo elaborato ambiente di cantina: le botti. Sono pezzi unici fatte appositamente per lui, di castagno, acacia, ciliegio e pero selvatico, con le doghe piegate a vapore senza la minima traccia di tostatura. Qui lavorano solo i legni senza alcuna interferenza. Il mastro bottaio Antonio Cione viene minacciato di morte se malauguratamente dovesse sbagliare una botte, ma la verità è che Fulvio lo ha scelto perché sa benissimo che non sbaglierà mai!

E tra i tanti tesori ce n’è uno che tiene nascosto e che fa vedere solo a chi decide lui; è un quadro che Gianni Maran ha fatto per lui, e che riporta su un’unica tela i sei meravigliosi dipinti che potete ammirare in Cantina, e la poesia Itaca di Konstantinos Kavafis che comincia così:

“Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga,

fertile in avventure e in esperienze.

I Lestrigoni e i Ciclopi

o la furia di Nettuno non temere,

non sarà questo il genere di incontri

se il pensiero resta alto e un sentimento

fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.”

 Solo per pochi intimi, a noi l’ha fatto vedere!  E sprofondate nell’abbraccio dei divani più comodi e originali che abbia mai visto, ci racconta dei suoi Amici storici, un gruppo di menti tra il genio e la follia che ne hanno combinate di tutti i colori. Dei suoi trascorsi da Psicologo nel reparto oncologico pediatrico… Ne ha visti volare via troppi di questi Angeli Guerrieri che proprio non ce la fa a non esprimere tutto il suo energico e colorito dissenso nei confronti di chi si lamenta ma poi non combatte minimamente per una vita migliore. E non lo so come si sopravvive a una prova così dura, io mi sarei tagliata i polsi da tempo al posto suo; bisogna possedere una forza formidabile, ma forse questa terra, queste vigne e questo lavoro lo hanno salvato dall’abisso dell’angoscia e del dolore.

Lavora le sue vigne con amore e dedizione seguendo senza sconti né scorciatoie una impostazione naturale ma di quelle vere! Utilizza zolfo di miniera e pietre di verderame che ci vuole una settimana a farle sciogliere nell’acqua. Perché ho imparato che anche il verderame non è tutto uguale. E poi tisane e trattamenti naturali di silice che stimolano i meccanismi di resistenza della pianta un po’ come un vaccino insomma. Lieviti indigeni, fermentazioni lunghe e affinamento anche di diversi anni; tutto il tempo che ci vuole per ottenere la massima espressività dai sui vini. Non cerca la tipicità ma la trova per definizione, come naturale risultato del lavoro fatto come piace a lui, nel rispetto della natura e del territorio, e con i vitigni che nei secoli hanno eletto il Friuli a loro dimora e che qui non sono e non saranno mai omologati. Tocai Friulano, Malvasia, Ribolla Gialla, Verduzzo, e ancora Schioppettino, Pignolo, Pinot Nero, Cabernet e Merlot.

Il risultato è pura magia, emozione liquida e intensa che cresce con ogni assaggio fino a fare salire le lacrime agli occhi! Il Pignol 2004, lì a casa sua, dove è nato e ha sempre vissuto, raggiunge uno stato di grazia davvero sublime e ineguagliabile! Vi sfido a degustarlo senza versare nemmeno una lacrima di commozione! Questo è Fulvio Bressan, un uomo colto, intenso ed eloquente, che si può permettere di essere controverso, provocatorio, irriverente e farla franca. E questa è la sua storia, ovviamente una piccola parte, ma tutte le volte che mi capiterà di aprire una delle sue bottiglie, non potrò fare a meno di sorridere tra me e me, perché forse un po’ posso dire di sapere cosa c’è dentro a parte questo suo vino meraviglioso e irripetibile. Siamo riuscite a lasciargli un pezzetto di noi? Prima di andar via mi ha guardata negli occhi e mi ha fatto questa domanda: “Posso chiederti perché hai divorziato? Perché è così facile volerti bene…”

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