🇮🇹 Morey St Denis – Clos des Rosiers -Monopole 2014

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Come ci insegna il buon Miles Raymond nel celeberrimo film Sideways – In viaggio con Jack, che ogni winelover che si rispetti non può non aver visto almeno un paio di volte, tutti noi conserviamo le nostre bottiglie più pregiate in attesa del momento perfetto per poterlo sugellare con una bevuta d’eccezione; ma la storia insegna che spesso finiamo per aprirle nei momenti di sconforto e di grande tristezza.

No, non siamo dissociati o fuori di testa se questo accade, semplicemente alcune bottiglie ti trovano quando hai un disperato bisogno di loro, e il Clos des Rosiers 2014 di Chantal Remy era destinato a diventare un salva-anime. Noi donne che amiamo il vino siamo così! Quando siamo tristi e un po’ provate dalla vita, ci vestiamo da Principesse, scegliamo la bottiglia magica che ci faccia emozionare, ridiamo fino alle lacrime e piangiamo fino a riderci su! Non c’è nulla che non possa essere superato con le amiche del cuore e certe bottiglie capolavoro! E mettendo da parte il nostro eccesso di emotività contingente, vi posso assicurare che l’autentica eleganza e la grazia assoluta di questo Pinot Noir sono davvero struggenti!

Premetto che non sono una grande esperta di Borgogna, non ancora ma sto rimediando, ma il vino superlativo prescinde dalla conoscenza specifica del suo areale di produzione, e questo Pinot Noir di Morey-St Denis, sulla Côte de Nuits, considerata la patria dei migliori Pinot Nero della Borgogna e del Mondo, è senz’altro una bottiglia superlativa. Un 𝗣𝗶𝗻𝗼𝘁 𝗡𝗼𝗶𝗿 raro che cura l’anima! Ti prende per mano e ti porta in Borgogna, in una vigna dopo il temporale scivolando sull’arcobaleno. La pioggia che pulisce l’aria e rende tutto così nitido e preciso, i colori, i profumi e le vibrazioni della vita. La terra bagnata, le fragoline di bosco e le more di rovo, un giardino di rose, un viale di eucalipti e la luce del sole che fa breccia tra le nubi e le crepe dell’anima. Un calice di vibrante poesia!

Madame Chantal, figlia d’arte ed enologa per vocazione, perfeziona il suo talento nell’azienda di famiglia “Louis Remy” affiancando la madre dopo la morte del padre nel 1982. Alla morte della mamma, nel 2008, la proprietà di soli 4,5 ettari viene divisa tra i 3 legittimi eredi, e a Chantal tocca un ettaro e mezzo. Ma la fortuna vuole che a lei vadano tutti i Grand Cru, e l’anno successivo decide di cambiare il nome dell’azienda da “Louis Remy” a “Domaine Chantal Remy”; perché ormai è da tempo che il vino lì si fa secondo le vibrazioni della sua anima, che risuona ormai perfettamente con le vibrazioni della sua terra, poichè

è lavorando la terra e prendendosi cura di essa che si inizia a sentire che ci appartiene”

e questa terra ormai apparteneva inequivocabilmente a lei.

Mi sono chiesta, leggendo la sua storia, se il film “Ritorno in Borgogna” di Cédric Klapisch non fosse un pochino ispirato a Chantal. Nel film sarà difatti la figlia Juliette a dare un nuovo indirizzo alla azienda di famiglia dopo la morte del padre e la divisione tra eredi, decisa a fare il vino come lo voleva lei. Ma forse poi è solo un caso, solo una prevedibile coincidenza che le storie si somiglino così tanto perché la Borgogna è la Borgogna, una terra in cui la gente cambia ma lei resta immutabile. Una terra dove

“ … ogni acro di terreno è fertilizzato dal suo bel estratto di storia, con santi e peccatori uniti a consacrare l’uva… con i paesini e le vigne di Francia che rifiutano di essere qualcosa di diverso da un luogo santificato da una nome… e il vino secondo Alexandre Dumas bisognerebbe berlo in ginocchio e a capo scoperto per rispetto… perché per i Borgognoni la vigna è un fatto più spirituale che vegetale e il suolo è più cielo che terra.”

(liberamente tratto dal libro di Roger ScrutonBevo dunque sono – guida filosofica al vino” di cui suggerisco vivamente la lettura a tutti).

Oggi Madame Chantal può contare su 3,5 ettari suddivisi in parcelle tra Chambertin, climat Latricieres-Chambertin, Clos de la Roche e qualche appezzamento sui climat di Derriere La Grange e Les Freimer a Chambolle Musigny, e infine il lieu-dit Aux Cheseaux a Morey St Denis. Ma la piccolissima vigna da cui proviene il Clos des Rosiers, che aspira legittimamente al rango di Premier Cru quando le vigne saranno sufficientemente “Vecchie”, è in un posto unico e davvero speciale; rappresenta difatti il prolungamento naturale del giardino di Chantal, tanto che il figlio la definisce l’orto di casa Remy, 0,33 ettari di pura magia in un mare di rose!

Cosa ci resta nel cuore di questa esperienza? Sicuramente il ricordo di una meravigliosa serata con le amiche più care, tra tristezza, emozioni e la serenità ritrovata. Poi il desiderio incontenibile di stappare un’altra di queste meravigliose bottiglie, ed è così che mi sono messa alla ricerca frenetica, ce ne sono davvero poche! Ma come mi ricorda sempre la mia adorata Mariangela, l’Universo ti ascolta sempre se sei connessa, chiedi e ti sarà dato! E così adesso sono la fortunata proprietaria di due bottiglie di Clos des Rosiers Monopole 2010! L’Universo è stato molto generoso se consideriamo che la 2010 è stata una annata meravigliosa in Borgogna, e le bottiglie sono andate a ruba! Per ultimo il desiderio di incontrare Madame Chantal, e chissà che questo non accada in un prossimo futuro! Mi sono appena iscritta al Master sulla Borgogna della FIS qui a Roma con un docente d’eccezione, Paolo Lauciani, e una carta dei vini davvero strepitosa. E il viaggio in Borgogna è già in agenda!

Dimenticavo! Non abbiamo usato bicchieri di carta stile Mc Donalds come fece Miles col suo Château Cheval Blanc, ma Zalto Burgundy, come richiedeva l’occasione… almeno questo!

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